L'Europa che nel 2011 "caccio' " Berlusconi ora chiede ai greci di "cacciare" Tsipras'

. Esteri

L'Europa, che poi vuol dire la Merkel ed Hollande, ha scelto, non si tratta più. L'unica via che rimane ai greci per restare nell'euro e' di votare si' al referendum di domenica, il che equivarrebbe di fatto a "cacciare" il loro premier Tsipras. E lui alla Tv di Stato spiega "nessuno vuole  cacciare la Grecia dall'euro, ma vogliono spazzare via la speranza". E sul referendum del 5 luglio: "La gente ha il diritto di scegliere il suo futuro". Se vince il si' pero' si annunciano le sue dimissioni: "Non sono un uomo per tutte le stagioni". Intanto sono scese in piazza migliaia di persone a  favore del no al referendum. Manifesteranno anche i favorevoli al si', con i sondaggi che li danno al moneto decisamente avanti. Quella dell'Europa e' una chiara discesa diretta in campo con un'intrusione nella sovranità di un paese. Una sorta di metamorfosi dell'Europa dei tecnici che prende in contropiede Tsipras che aveva deciso di giocarsela direttamente sul piano politico, con un referendum, che ora e' diventato anche un referendum sulla sua testa. L'Europa non parla più con Tsipras, con la Merkel e Juncker che si sono direttamente appellati al popolo greco. Insomma se proprio siete sicuri e volete Tsipras, tenetevelo ma siete fuori dall'euro. Il ribaltone europeo con un'azione politica diretta pero' ha un precedente, che doveva essere tenuto in conto, dal governo greco nella trattava serrata con la Commissione Ue, quello di Silvio Berlusconi che fu cacciato, dopo l'ormai famosa risatina tra la Merkel e Sarkozy, nel 2011. Allora la manovra, apparsa poi evidente negli anni successivi, fu condotta sotto traccia ed ebbe dei saldi punti di riferimento in Italia a partire dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in un giorno complice l'impennata dello spread nomino' Mario Monti premier dopo averlo fatto senatore a vita. Storie diverse, ma con lo stesso obiettivo, la testa del premier considerato inadeguato o scomodo, per potere tornare a negoziare con un nuovo governo.  Nel caso di Berlusconi senza neppure passare da una qualsivoglia forma di giudizio popolare.  Nel tutto Matteo Renzi continua ad essere prudente anche se un suo segnale lo ha lanciato cercando di sminuire la portata di un referendum pro o contro Tsipras. In un tweet in inglese ha scritto: "Il referendum greco non sarà un derby tra la Comissione Ue e Tsipras ma euro contro dracma". Questa e' la scelta".  Così anche senza iscriversi al fronte del si' come i suo colleghi europei, Renzi fa capire lo stesso di essere favorevole alla permanenza della Grecia nell'euro. Senza che pero' questo comporti la cacciata automatica di Tsipras. Ma Renzi da buon politico sa perfettamente che le cose non stanno così e che se Tsipras dovesse perdere il referendum se ne dovrà necessariamente andare. Altre strade appaiono difficilmente percorribili. E quel giudizio del suo ministro dell'economia Padoan nell'intervista al Corriere suona come un avvertimento: "Certo il governo di Tsipras ha avuto un atteggiamento diverso rispetto al precedente, che era molto più collaborativo".

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