Dignità: "Italia mercato difficile", Foodora lascia

. Economia

"La sinistra ama così tanto i poveri, che quando va al potere li aumenta di numero". Una frase di Indro Montanelli che viene dal passato, ma che sembra attagliarsi perfettamente al "governo del cambiamento", se è vero - come ritengono molti osservatori - che oggi in Italia è proprio il Movimento 5 Stelle a incarnare il modello dirigista-statalista classico, vera bandiera di una certa sinistra. Proprio nel giorno del primo disco verde da parte della Camera al cosiddetto decreto dignità, arriva dalla Germania l'annuncio di Foodora - player di punta del food delivery - di voler lasciare il Belpaese. L'azienda della gig economy ha deciso di puntare a mercati in maggiore crescita, che garantiscano migliori condizioni di sviluppo. "La strategia - ha detto Emanuel Pallua, co-fondatore di Foodora, in una dichiarazione anticipata da Sole 24 Ore e Corriere della Sera - è quella di operare in modo economicamente efficiente, con focus su crescita e posizione di leadership in tutti i mercati in cui operiamo. In Italia questo obiettivo è ora difficile da raggiungere con investimenti ragionevoli. Stiamo quindi valutando possibili acquirenti". Tempi duri perciò sulle nostre strade per i rider in rosa, che erano stati tra i protagonisti del primo incontro pubblico, dopo il varo dell'esecutivo gialloverde, tenuto dal vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Il capo politico del M5S aveva parlato della necessità di aprire una "stagione dei diritti" anche per l'economia dei 'lavoretti', che in Italia occupa tra 700mila e un milione di addetti soprattutto giovani. Ma al tavolo tra governo, aziende di food delivery e sindacati, l’amministratore delegato di Foodora Italia, Gianluca Cocco, aveva messo in guardia sui rischi connessi al decreto dignità, preannunciando la possibilità - ora divenuta realtà - di abbandonare l'Italia.

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