"Il caso Kaufmann", primo romanzo storico di Giovanni Grasso

. Cultura

"Il signor Leo era ebreo, e un ebreo a quei tempi, una brutta fine, prima o poi, l'avrebbe fatta comunque". La banale verità del male nelle parole di una portinaia di Norimberga, la Norimberga delle leggi razziali e della Notte dei Cristalli, lei come milioni di altri interprete nel ruolo di comparsa non pentita, nel dramma di Leo Kaufmann e Irene Seiler stritolati nella macchina della repressione nazista che giorno dopo giorno attanaglia sempre più gli ebrei privandoli di tutto: dai beni ai diritti, fino a togliergli l'identità umana e la vita. "Quei tempi" e quella vicenda particolare, ma paradigmatica di un'epoca segnata passo dopo passo dal cammino dell'odio sapientemente fomentato dal regime nazista, vengono limpidamente descritti ne 'Il caso Kaufmann' da Giovanni Grasso, giornalista parlamentare, saggista, consigliere del Presidente della Repubblica per la stampa e la comunicazione. Un romanzo storico, il primo dell'autore, liberamente ispirato alla vera storia di Lehmann Katzenberger e Irene Seiler, sugli scaffali in questi giorni significativamente coincidenti con la Giornata della Memoria (Rizzoli, pagg. 383, euro 19). La vicenda di Leo e Irene si consuma tutta a Norimberga, dal primo incontro tra i due nel 1933 fino al suo tragico epilogo nel 1941 con il ghigliottinamento di Leo in un carcere nazista e la condanna a quattro anni di lavori forzati per Irene al termine di un processo farsa. Lui è un ebreo sessantenne, vedovo di Martha e senza figli, titolare di un'azienda commerciale e presidente della locale comunità ebraica. Un'esistenza cupa e ora segnata anche dalle preoccupazioni per le prime persecuzioni che agitano la comunità fino a quando, come un raggio di sole, irrompe nella sua vita la ventenne Irene, 'ariana', bella, anticonformista e disinibita, figlia del suo migliore amico. Leo deve prendersi cura di Irene, la ospita e presto tra i due il legame dapprima filiale diventa sempre più intenso, si colora; nasce un rapporto speciale fatto di stima e affetto, come per un conforto reciproco a due diverse solitudini, ma anche di desiderio. Lui si sente rivivere, è galante, ma non fa il passo in più. Lei si infatua di quel gentiluomo ebreo colto e tenero, si diverte anche a provocarlo. E' un risveglio reciproco. Ma non diventano amanti ("Il desiderio si accende ma non si estingue" spiega l'autore). Non è purtroppo così per "quei tempi" in cui l'odio penetra nelle vite e nei comportamenti dei comuni cittadini e li stravolge. Tempi in cui i sorrisi si spengono e le cattiverie, le maldicenze e i sospetti infondati - perchè quei due nella loro leggera ingenuità non credono di far nulla di male - si sostituiscono al rispetto e alla stima. Fino ad attivare in "quei tempi" le ignobili calunnie e la macchina giudiziaria nazista. E il Tribunale speciale coi suoi meccanismi spietati e disumani - l'ebreo va punito in quanto ebreo a prescindere dal fatto che abbia compiuto o meno il crimine per cui viene accusato - non darà loro scampo. L'accusa di "inquinamento razziale" per aver avuto rapporti di natura sessuale con una giovanissima ariana trova il suo tragico epilogo nella pena capitale. Una "pena esemplare" quella comminata dal giudice Oswald Rothaug (poi condannato all'ergastolo per crimini contro l'umanità) all'ebreo "parassita traditore", "un ebreo che il Popolo ha già giudicato colpevole" anche al di là della legge perchè - secondo il giudice del Tribunale speciale nazista - "è il Popolo e non la legge che deve avere la prevalenza". Anche oggi quel "Popolo" messo lì a scudo di una sentenza infame fa quasi rabbrividire. E riflettere, e molto, sul rischio che tali nefandezze possano tornare a ripetersi. Il romanzo di Grasso tratto da una storia vera come tante di "quei tempi" su un amore nato in un'epoca di follia è attualissimo: ci mette in guardia, ci fa ragionare sulle conseguenze dell'odio, quell'odio che, come nella Norimberga del 1933, contagia tutta la società. Quell'odio che comincia col farci abbassare gli sguardi e spegnere i sorrisi e poi...  

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