La Grande Guerra, una "vittoria negata", ma fu il successo di un popolo

. Cronaca

Cento anni, fa alle ore 15 del 4 novembre, finiva il primo conflitto mondiale, la Grande Guerra. Le forze italiane ottennero un trionfo, inaspettato, dopo la  disfatta di Caporetto,  con quell'avanzata che sembrava impossibile, che le porto' a sgretolare il fronte austroungarico e a giungere fino a Vittorio Veneto. La notte del 24 ottobre pioveva fortissimo e i ponti sul Piave saltarono. Ma il 27 un gruppo di Arditi riuscì a passare e ad aprire la strada ai loro compagni. Fu un successo di popolo di una nazione che trovo', forse per la prima volta, una coscienza nazionale. Il prezzo pagato fu elevatissimo, 600mila morti,  perlopiù operai e contadini, molti analfabeti. Ma anche molti ufficiali, dell'allora borghesia e della nobiltà, che morirono in testa ai loro soldati. Che poi rci furono generali a volte incapaci e gente che giocava come con i soldatini al riparo degli spari e' un po' la storia di tutte le guerre. Che sono sempre sbagliate, come ebbe a dire Benedetto XV, che nel 1917, parlo' di "inutile strage". Ma il problema e' un altro. Per tutto il secolo appena finito per la sinistra italiana, il succoso dell'Italia e' stata un'insidia, addirittura solo l'anticamera del fascismo. Per Sandro Pertini ad esempio, come ricorda Mario Ajello sul Messaggero -da presidente della Repubblica, ogni commemorazione del 4 novembre era buona per sottolineare "quanto la guerra partigiana fosse l'unica di cui essere fieri". Mentre la prima guerra mondiale era sta la "suprema disumanità, crudele devastatrice, tragicamente impotente a risolvere i veri problemi degli uomini". E averla vinta rappresenta un passaggio storico poco rilevante, certamente meno eroico rispetto all'epoca della resistenza e al mito del 25 aprile. Una guerra veramente maltrattata, con le accuse da parte dei germanici di non avere mai iniziato e finito dalla stessa parte. L'Italia all'epoca ruppe la Triplice alleanza, prima dell'inizio del conflitto, cambiando alleati. Ma anche gli alleati non furono certo teneri, con inglesi e francesi  che ci consideravano fin da subito "sconfitti, travestiti da vincitori". E sono tutti oggi i nostri alleati in Europa. E sulla vittoria mutilata e' andata avanti la letteratura di un secolo, che pero' non e' entrata nel cuore degli italiani, anche se pure il cinema come nel caso della Grande Guerra di Monicelli, ha offerto una rappresentazione antieoroica degli italiani, descritti come svogliati, opportunisti e codardi. Magari con il riscatto all'ultimo, forse per evitare l'indignazione. Insomma le varie operazioni storico- politiche o sarebbe meglio dire politico-storiche, non hanno intaccato la coscienza nazionale. Ovvero, nel grande corpo della nazione, la coscienza della vittoria ha resistito in maniera carsica ad ogni sorta di svilimento di quella che fu vero valore. Le guerre e' sempre meglio non farle, ma se proprio  accade e' sempre meglio vincerle che perdere, senza doversi vergognare.

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