"Un morto ogni tanto". Il coraggio di un giornalista antimafia, Paolo Borrometi

. Cronaca

All'inizio ci fu la controinchiesta "La strage di stato" di Eduardo M. Di Giovanni, Marco Ligini ed Edgardo Pellegrini, che scoperchiò le vicende ancora non del tutto risolte della bomba di piazza Fontana. Oggi il giornalismo di indagine ha altri interpreti giovani e coraggiosi, come Paolo Borrometi, siciliano della provincia di Ragusa, autore di inchieste sulla mafia, minacciato, aggredito, che vive sotto scorta dall'agosto 2014. "Ogni tanto un murticeddu, vedi che serve! Per dare una calmata a tutti!", dice il mafioso di turno in una delle intercettazioni pubblicate nel primo libro del cronista antimafia, "Un morto ogni tanto", uscito per i tipi di Solferino. Cosa Nostra è decisa a uccidere il giornalista che indaga sui suoi affari, ma Borrometi - 35 anni, direttore della testata di inchieste online LaSpia.it, da lui creata nel settembre 2013, e collaboratore dell'agenzia giornalistica Agi - non indietreggia, resta in prima linea, anche dopo la scoperta di un progetto di attentato, che avrebbe dovuto far saltare in aria lui e la sua scorta. Borrometi racconta la sua città, Modica, e gli affari della criminalità organizzata nella Sicilia orientale, dove fino a poco tempo fa si preferiva far passare l'idea che la mafia non ci fosse. Il libro ricompone un mosaico fatto di tanti tasselli: dallo sfruttamento e dalla violenza che si nascondono dietro la filiera dell' "oro rosso", il pomodorino Pachino, alla compravendita di voti; dai traffici di droga e armi alle guerre tra i clan per il controllo del territorio. Inchieste di un giornalista a cui il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito nel dicembre 2015, l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica italiana, e che sa di dover rompere il muro di silenzio imposto da chi, proprio grazie al silenzio, vorrebbe assicurarsi l'impunità. "Il pomodorino ciliegino - ha ricordato Borrometi in occasione della presentazione a Roma del volume, presente il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho - è la metafora di quanto la mafia, o meglio ancora le mafie, si siano ormai create un posto d'onore fino alle nostre tavole, tra la frutta e la verdura". E' per questo che il clan Giuliano di Pachino chiede a un altro gruppo mafioso di chiudere la bocca a Borrometi: ci sarà "u iocufocu", un fuoco d'artificio - assicura il braccio destro del capomafia - "succederà l'inferno, una mattanza per tutti". Un piano per fortuna sventato e che ha portato a quattro arresti. Come diceva il giudice-eroe, Giovanni Falcone: "La mafia non è affatto invincibile. L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa".

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