Ora vuole lo status di 'rifugiato' ma nel 2011 era tra i pirati somali che assaltarono una petroliera italiana. Tradito dalle impronte

. Cronaca

Lo hanno tradito le impronte digitali. Quelle che il Ris dei carabinieri rilevò nel 2011 a bordo della petroliera italiana 'Savina Caylyn' appena liberata dai pirati somali dopo il pagamento di un riscatto di 11 milioni di dollari. Un sequestro nelle acque del Golfo Persico che durò dieci mesi: a bordo della nave italiana cinque connazionali e 17 indiani. che furono sottoposti a ripetuti maltrattamenti. Da pirata ad aspirante rifugiato, un passato che forse sperava di aver nascosto e sepolto per sempre: è la storia, probabilmente giunta al capolinea, di Mohamed Farah, un somalo di 24 anni che è stato fermato da Ros e Digos quando ci si è accorti che le sue impronte, quelle della domanda presentata al centro di accoglienza di Caltanissetta per ottenere lo status di rifugiato, corrispondevano a quelle repertate a bordo della petroliera e che appartenevano ad uno dei componenti del commando di pirati somali - una cinquantina - che assaltò a colpi di lanciarazzi e kalashnikov la nave italiana, abbordandola e quindi sequestrandola in attesa di riscatto (che poi fu pagato dopo mesi di trattative: 11,5 milioni di dollari, come hanno ricostruito i magistrati). 

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