Blitz dell'Antimafia da Riina a Parma. Rosy Bindi "Curato meglio che a casa"

. Cronaca

Davvero Totò Riina, oggi in regime di 41 bis a Parma, è così malato da sperare di ottenere i domiciliari per poter morire dignitosamente a casa? No, secondo la presidente dell'Antimafia Rosy Bindi (Pd) che ha voluto verificare di persona le condizioni carcerarie del capo di Cosa Nostra dopo le polemiche suscitate dalla pronuncia della Cassazione sul diritto a morire dignitosamente da riconoscere anche ai detenuti. Riina (86 anni), è su una sedia a rotelle, mangia da solo, è vigile ed è perfettamente in grado di intendere e di volere, insomma  "è curato meglio di quanto la sarebbe a casa": è quanto è emerso ieri dalla visita a sorpresa all'ospedale Maggiore di Parma della Bindi che era accompagnata dai due vicepresidenti della commissione ma non aveva avvertito nessuno. Il boss è lì ricoverato sempre in regime di 41 bis per le sue gravissime patologie. "Riina - ha detto la presidente dell'Antimafia - si trova in una condizione di cura e assistenza continue che, a dir poco, sono identiche - se non superiori - a quelle che potrebbe godere in status libertatis o in regime di arresti domiciliari, e in cui gli è ampiamente assicurato il diritto, innanzitutto, ad una vita dignitosa e, dunque, a morire, quando ciò avverrà, altrettanto dignitosamente a meno che non si voglia postulare l'esistenza di un diritto a morire fuori dal carcere non riconosciuto dalle leggi". "E' stato e rimane il capo di Cosa Nostra - ha aggiunto Bindi - ma perche' tale rimane per le regole mafiose". "E' perfettamente in grado di intendere e volere, non ha mai esternato segni di ravvedimento". "E' in sedia a rotelle con sguardo vigile: si alimenta autonomamente ed è costantemente assistito".
   

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